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Il Reiki ma soprattutto la nostra empatia dimenticata
pratiche olistiche ravenna

Cos’è il Reiki?

 

Reiki, la pratica della canalizzazione dell’energia attraverso le mani

Il Reiki è una pratica di origine giapponese che si basa sull’idea di canalizzare l’energia universale attraverso le mani per favorire uno stato di equilibrio e rilassamento profondo. La parola stessa, composta da Rei (energia universale) e Ki (energia vitale), ci parla di una connessione tra l’essere umano e qualcosa di più ampio, sottile, invisibile ma presente. Più che una tecnica da imparare, il Reiki può essere vissuto come un ritorno a una nostra sensibilità originaria.

In questo articolo non voglio concentrarmi sul Reiki come metodo codificato né su titoli o gerarchie che troppo spesso lo circondano. Voglio invece parlare dell’energia umana, del tocco consapevole, di quel filo invisibile che ci unisce e che può portare sollievo, ascolto, presenza. Credo che ogni persona abbia questa capacità innata che risiede, oltre che nello spirito e nelle tecniche, nella nostra biologia ovvero: l’empatia.

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Il Reiki e l’empatia

L’essere umano è biologicamente predisposto all’empatia. I neuroni specchio, scoperti negli anni ’90 da un team guidato da Giacomo Rizzolatti, sono la dimostrazione scientifica di come siamo programmati per rispecchiare le emozioni e le intenzioni dell’altro. Questi neuroni si attivano non solo quando compiamo un’azione, ma anche quando vediamo qualcun altro farla — come se il nostro cervello “sentisse” ciò che sente l’altro.

Questa scoperta sta alla base della comunicazione non verbale fra individui, dell’importanza del tocco e del contatto oltre che delle parole ed è qui che l’energia universale, le mani e la presenza dell’altro diventano fondamentali. Ricordano all’altro che non è solo che può fidarsi e che ha di fronte una persona che lo capisce, lo ascolta e lo accoglie.

Anche dalla prospettiva evolutiva, l’empatia è ciò che ci ha permesso di sopravvivere come specie: costruire legami, cooperare, sentire il dolore dell’altro e reagire. Il Reiki, in un certo senso, è un’estensione naturale di questo istinto primordiale: un modo per canalizzare intenzione e presenza attraverso un momento ricco di significato.

Esistono oggi studi e ricerche che iniziano a dimostrare come l’energia delle mani possa avere effetti concreti sul benessere psicofisico. E forse, il vero “potere” sta proprio lì: nell’essere semplicemente presenti, con intenzione ed empatici.

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I benefici del Reiki su stress, ansia e depressione

Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha iniziato a esplorare con maggiore attenzione gli effetti del tocco consapevole e delle pratiche energetiche come il Reiki. Una revisione sistematica pubblicata su Frontiers in Psychology ha evidenziato che il Reiki può avere un effetto terapeutico superiore al placebo per sintomi legati alla salute mentale, come stress, ansia e depressione, soprattutto quando applicato in modo continuativo Frontiers.

Un’altra meta-analisi recente ha rilevato che il Reiki è efficace nel ridurre l’intensità del dolore, l’ansia e la richiesta di analgesici dopo un parto cesareo, suggerendo il suo potenziale come intervento complementare non farmacologico. BioMed Central.​

Questi studi suggeriscono che il tocco consapevole e l’energia delle mani possono avere effetti positivi sul benessere psicofisico. Anche se la scienza non ha ancora completamente spiegato i meccanismi alla base di queste pratiche, l’esperienza soggettiva di rilassamento, connessione e presenza che esse offrono è innegabile.​ Le mani, in quest’ottica, sono molto più di semplici strumenti: sono l’estensione del cuore, ponti energetici che possono accogliere, calmare, ascoltare.

La scienza ci dice che il cuore gioca un ruolo fondamentale in tutto questo. Gli studi sulla coerenza cardiaca, condotti da realtà come l’HeartMath Institute, mostrano che il cuore non è solo una pompa, ma un vero e proprio centro di comunicazione. Quando siamo in uno stato emotivo positivo e centrato, il ritmo del cuore diventa armonico e il suo campo elettromagnetico si espande, influenzando positivamente anche chi ci sta intorno. È un campo che “si sente”, anche senza toccare.

Ogni essere umano emette una vibrazione, una specie di “suono interiore”. Non si tratta di qualcosa che si può ascoltare con le orecchie, ma piuttosto di un certo qualcosa che si percepisce, si intuisce. Capita di incontrare persone e dirci: “questa persona mi trasmette pace” oppure “questa persona mi sembra così tesa”. È un suono fatto di intuito e percezione ma è più reale che mai.

Quando questo suono si blocca, si sporca o si affievolisce, lo percepiamo come disagio, stanchezza, disconnessione. Qui il riequilibrio energetico entra in gioco come strumento di risonanza. Che sia attraverso il Reiki, la digitopressioni, gli oli essenziali o l’acqua informata, ciò che accade è un riallineamento: non si aggiunge nulla, ma si riaccende qualcosa che è già presente. E si riprende la fantastica sinfonia della nostra energia.

Come ho detto in precedenza, credo che discipline come il Reiki o la Kinesiologia siano strumenti che ci aiutano a ritrovare una connessione più profonda con la nostra parte più umana e istintiva. So che tutto questo può sembrare un controsenso, soprattutto quando si parla di “energie” e di “elevazione spirituale”. Ma, in fondo, quando siamo veramente empatici, stiamo solo rispondendo a un istinto che fa parte della nostra natura animale, un istinto che è stato cruciale per la nostra sopravvivenza ed evoluzione.

Oggi, però, viviamo in una società sempre più segnata dalla competitività e dall’isolamento. Siamo bombardati dallo stress digitale e fatichiamo a empatizzare con chi ci circonda. Questo non è solo un problema sociale: è un vero e proprio blocco biologico. Stiamo andando contro la nostra natura umana, contro il nostro cuore, stiamo chiudendo il nostro cuore.

Eppure possiamo scegliere di ritornare all’essenza di ciò che siamo. Ogni pratica di benessere energetico ci offre l’opportunità di riscoprire una connessione più autentica, di ritrovare la nostra capacità di ascoltare e di essere presenti. Iniziamo da lì, da un piccolo gesto di consapevolezza che puoi trovare nel seguente esercizio.

  • Siediti (schiena dritta mi raccomando);
  • Braccia lungo le gambe;
  • Chiudi gli occhi e concentrati sul respiro;
  • Quando senti che è il momento poni le mani incrociate sul tuo petto;
  • Ascolta le sensazioni del tuo chakra del cuore;
  • Rilassati lui sa cosa deve fare;
  • Stai nel processo finché lo ritieni opportuno;
  • Apri gli occhi, Bentornato/a!

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