Muladhara e Svadhisthana, il primo e il secondo chakra
Muladhara e Svadhisthana, il primo e il secondo chakra
Il termine chakra, che in sanscrito significa “ruota” o “disco”, fa riferimento a una serie di centri energetici situati lungo l’asse centrale del corpo ovvero la nostra colonna vertebrale. Nello yoga e nell’ayurveda, i chakra sono considerati nodi in cui si concentra e si muove l’energia vitale influenzando non solo il corpo fisico, ma anche la mente e lo spirito. Nella visione classica che è arrivata a noi occidentali si parla di sette chakra principali che governano diversi aspetti della nostra esistenza: dalla sopravvivenza materiale alla connessione spirituale in una sorta di piramide di Maslow energetica.

Dove si trovano il primo e il secondo chakra
Spostandosi dal piano simbolico a quello corporeo, scopriamo che i chakra non sono solo una costruzione mistica. Il loro posizionamento coincide con zone ricche di terminazioni nervose, gangli del sistema nervoso autonomo e importanti plessi. Ad esempio, il primo chakra si trova in corrispondenza del plesso sacrale, mentre il secondo è associato al plesso lombare: entrambi coinvolgono strutture fondamentali per la regolazione del sistema neurovegetativo, ormonale e riproduttivo. In questo senso, i chakra possono essere visti come un linguaggio energetico per descrivere realtà corporee ben precise.
Un interessante parallelismo può essere fatto con le fasce di tensione descritte da Wilhelm Reich, psicoanalista e allievo di Freud, che ha studiato come le emozioni represse si manifestino nel corpo sotto forma di tensioni muscolari croniche, organizzate in sette “fasce” lungo la colonna vertebrale. Strabiliante notare come queste 7 fasce identificate da Reich coincidano quasi perfettamente con il posizionamento dei 7 chakra principali. Questo suggerisce che i chakra, oltre a essere simboli spirituali, rappresentano vere e proprie aree di regolazione psico-fisica, in cui corpo, mente e spirito si intrecciano profondamente.
Esplorare i chakra, quindi, significa ascoltare il corpo in modo più consapevole integrando discipline antiche nella nostra vita di tutti i giorni. In questo articolo ci concentreremo sui primi due chakra – Muladhara e Svadhisthana – fondamentali per costruire basi solide nella vita e vivere in sintonia con i nostri desideri più autentici.

Muladhala, il primo chakra e il legame con la Terra
Il primo chakra, chiamato Muladhara (dal sanscrito mula = radice, adhara = sostegno), si trova alla base della colonna vertebrale, in corrispondenza del perineo e del plesso sacrale. È legato all’elemento Terra, al colore rosso e rappresenta le nostre fondamenta: la stabilità, la sicurezza, l’istinto di sopravvivenza e il senso di appartenenza a questo mondo. A livello simbolico il primo chakra è la nostra connessione con Madre Terra, con il corpo, con la materia e con tutto ciò che è concreto e tangibile.
Dal punto di vista fisiologico, questo chakra è collegato alle ghiandole surrenali, che producono ormoni fondamentali per la risposta allo stress, come l’adrenalina e il cortisolo. Quando Muladhara è in equilibrio, ci sentiamo radicati, presenti, sicuri. Al contrario, quando è in squilibrio possiamo provare ansia, insicurezza, instabilità emotiva e tensione fisica, in particolare nelle gambe, nella zona lombare e nel bacino.
Il meccanismo di lotta o fuga e il legame con ansia e stress
Uno squilibrio del primo chakra attiva il meccanismo primordiale di lotta o fuga, una risposta automatica del nostro sistema nervoso a situazioni percepite come minacciose. Questo meccanismo è strettamente collegato al cosiddetto cervello rettiliano, la parte più antica del nostro cervello, responsabile delle funzioni base e degli istinti di sopravvivenza più ancestrali.
Nell’antichità questo sistema era essenziale: dovevamo davvero correre più veloci del leone per salvarci la vita. Oggi, soprattutto nel mondo occidentale, le minacce fisiche reali sono rare. Tuttavia, il nostro corpo continua ad attivare questa risposta anche in presenza di stimoli emotivi, relazionali o psicologici che vengono interpretati come pericolosi, spesso in base alla nostra storia personale, alle credenze, e alle ferite emotive.
Il problema è che il corpo non distingue tra una minaccia reale e una immaginata: reagisce comunque con tensione, ansia, iperattività mentale e stress. Spesso ciò che percepiamo come una “minaccia” – un giudizio, un imprevisto, un cambiamento – non lo è realmente, ma viene vissuto come tale perché tocca le nostre insicurezze più profonde.
Un esempio particolarmente attuale riguarda il legame tra Muladhara e lo stress digitale. Passiamo gran parte delle nostre giornate connessi a dispositivi che ci “spostano” verso l’alto: nella testa, negli occhi, nei pensieri, lasciando poco spazio alla percezione del corpo e di come sta. Il costante bombardamento di notifiche, informazioni e stimoli tende a “disconnetterci” dalla terra e dal nostro corpo fisico, indebolendo energeticamente il primo chakra. In questo senso, pratiche come camminare scalzi, meditare in natura o semplicemente respirare consapevolmente (anche solo 5 minuti al giorno in una pausa di lavoro) diventano veri e propri antidoti per ritrovare stabilità e ricontattare le nostre radici interiori.

Svadhisthana, il secondo chakra e il legame con l’Acqua
Il secondo chakra invece, chiamato Svadhisthana (che in sanscrito significa “la propria dimora” o “dolcezza”), si trova nella zona del basso ventre, appena sotto l’ombelico. È associato all’elemento acqua, al colore arancione, e rappresenta il centro del movimento, delle emozioni, della sessualità, della creatività e del piacere di vivere. È qui che impariamo a sentire, desiderare, esprimere e relazionarci con l’altro in modo autentico.
A livello fisiologico, Svadhisthana è collegato alle gonadi – ovaie e testicoli – che regolano l’apparato riproduttivo e influenzano ormoni legati sia alla fertilità sia all’umore. Quando questo chakra è in equilibrio, ci sentiamo emotivamente fluidi, creativi, sensuali e in contatto con i nostri desideri. Ma quando è in uno stato di squilibrio possono emergere ansia, senso di colpa, inibizione emotiva o ipersensibilità.
Il senso di colpa e il conflitto interiore tra desiderio e dovere
Il senso di colpa è una delle emozioni, o un mix di emozioni ed energie che sono più corrosive per questo centro energetico. Spesso nasce da un conflitto interiore tra desiderio e dovere, tra ciò che sentiamo nel profondo e ciò che crediamo di “dover” essere o fare.
Molte volte l’origine di questo senso di colpa è antica e legato al nostro rapporto con i genitori o con figure di riferimento nel nostro percorso di vita. Se ci è stato insegnato, implicitamente o esplicitamente, che prendersi cura di noi stessi è egoista, che “non si piange”, che “la felicità va meritata con il sacrificio e il duro lavoro”, allora possiamo vivere uno squilibrio che non permette alle nostre energie di fluire liberamente.
L’ansia che ne deriva non è solo mentale, ma profondamente emotiva ed energetica: è l’ansia di “non essere abbastanza”, di aver sbagliato semplicemente per aver ascoltato se stessi. Ecco perché lavorare sul secondo chakra significa anche riscattare il diritto al piacere, all’autenticità e alla tenerezza verso sé stessi.
Nel prossimo articolo approfondiremo il terzo,il quarto e il quinto chakra. A presto!

